Per la seconda volta Photo Parter del carnevale più lungo d'Europa

Per il secondo anno consecutivo ci ritroviamo all'interno del percorso dei carri del Carnevale di Putignano. Un grande onore per noi poter vedere così da vicino le grandi opere d'arte dei maestri cartapestai pugliesi.

Come ogni anno i carri in concorso sono 7, tema generale "I Mostri". Analizziamo uno ad uno tutti i carri (descrizioni da carnevalediputignano.it)

1 - Mostruosa Ignoranza (Ass. Carta...pestando)
In un mondo multimediale e tecnologico, dove la conoscenza e la cultura sono accessibili a tutti attraverso una corretta ricerca e la giusta informazione, l’ignoranza non è una condizione che ci spaventa più di tanto. In realtà non è percettibile, né definibile, questa mostruosità. Una mostruosità che ci deve interessare e spaventare non poco, essendo una condizione che ha sottomesso e sottomette persone e popolazioni intere, creando degrado civile anche nelle società più evolute.
Ed ecco quindi che, nell’idea allegorica dell’opera proposta, s’immagina un bambino che, sorretto sempre più dalla voglia del sapere e dalla curiosità del conoscere, va contro gli stereotipi di un mondo ignorante dominato da orribili spettri. Creature, dal piccolo cranio e dalle sembianze grottesche, che si nutrono di ogni forma e tipo d’ignoranza per seminare paura e regressione

2 - Selfie della Gleba (Ass. cArteinregola)
Viviamo nell’epoca degli smartphone, nell’era del web e dei social network che stanno cambiando le abitudini di tutta l’umanità, tanto radicalmente da sconvolgere gli equilibri culturali, sociali e antropologici, le relazioni nelle vite personali e comunitarie. In tutto il pianeta, e nelle medesime modalità, si osservano persone intente a guardare gli smartphone che, stregate dagli schermi luminosi, non si rendono conto di quello che accade attorno.
Ma da cosa è ipnotizzata l’umanità intera? Un universo virtuale e parallelo sempre pronto ad accarezzare l’ego, un mondo irresistibile in cui apparire continuamente, mettendoci in mostra e rendendoci inconsapevolmente mostri, un vortice che risucchia e incatena riducendoci in servi o meglio -per giocare con un neologismo- in ‘selfie della gleba’ di coloro che a livello planetario gestiscono il business delle nuove tendenze.
Uno smartphone ha reso anonimo l’essere umano che lo utilizza, omologandolo a comportamenti di massa, concedendogli l’unica libertà di scorrere le dita sul suo display e ingabbiandolo nella sua solitudine umana. Nella pratica del selfie egli cambia faccia mostrando ai social sempre il suo aspetto migliore. Alle sue spalle, un uomo con espressione inebetita è intento a farsi selfie inconsapevole del suo stato di servitù; intorno, due creature mostruose ci seducono con overdose di like e ammalianti nuove proposte media-social-tecnologiche. Esemplari di pecorelle ipnotizzate dai loro cellulari sono quello che resta di una involuzione della razza umana riassunta nell’infinita galleria di selfie raffiguranti mostri di ogni tipo.

3 - Ribellione Selvaggia (Ass. La Maschera)
Nell’immaginario collettivo, la mostruosità è rappresentata da una creatura fantastica, dall’aspetto orribile e spaventoso. Meno diretta, però, è la comprensione della prospettiva a cui si lega questa rappresentazione, che dipende da fattori culturali e ambientali e dalla sensibilità del soggetto che interpreta, di volta in volta, il significato della mostruosità. Il punto di vista dell’osservatore cambia completamente la percezione della realtà e del mondo che lo circonda: la mostruosità, quindi, diventa relativa e non più univoca e alla sfera fisica si accompagna quella morale.
«La folla: quella mostruosità molteplice che, presa un pezzo alla volta, sembra uomini, ragionevoli creature di Dio; ma, confusa insieme, fa una sola grande belva, un mostro più tremendo dell’Idra».
L’uomo ha acquisito col tempo la consapevolezza della propria supposta unicità e superiorità nel mondo, ergendosi a supremo essere di tutte le creature. Cercando di piegare al suo volere tutto quello che lo circonda, è divenuto un mostro egli stesso, una belva feroce e terrificante. Il cacciatore fiero e temerario si trasforma allora nella bestia da catturare e ingabbiare. L’efferatezza delle sue azioni e la scelleratezza dei suoi pensieri lo dipingono come il mostro moderno, una strana creatura «con solo due braccia e due gambe, dalla pelle così nuda e glabra» che minaccia la vita degli altri animali, costretti a rinchiuderlo per preservare la propria esistenza.

4 - Istinto Animale (Ass. Carta & Colore)
Un’opera che invita a riflettere sul tema del femminicidio.
Una ricerca ISTAT del 2015 ha riportato dati agghiaccianti sul triste fenomeno: almeno 6 milioni e 788 mila donne hanno subito, nel corso della loro vita, una qualche forma di violenza fisica o sessuale, dentro o fuori la famiglia. Il fatto che questi freddi numeri si riferiscano ai soli casi denunciati la dice lunga sulle storie d’amore criminale che, ancora, scorrono nascoste tra i muri delle case delle nostre città.
Le cronache di tutti i giorni ci riportano storie di donne strappate alla vita dall’istinto animale dei loro uomini, rappresentato nel carro allegorico da un grande animale, un gorilla feroce, veemente e prepotente. Quasi invincibile, incarna la convinzione di quegli uomini che credono di agire con la scusa dell’amore.
Il gorilla tenta di aprire un cancello. Un limite che rappresenta il rispetto e l’amore vero, un confine che non si dovrebbe valicare. Di là dal cancello si apre la città delle donne, colorata, festosa e serena. Una città nella quale uomini e donne dovrebbero vivere in armonia e rispettandosi. La dimensione auspicabile e per la quale bisognerebbe impegnarsi e lavorare, lasciando cadere quel lucchetto che la chiude.
A completare la rappresentazione, un piccolo grande particolare: delle scarpette rosse simbolo di speranza e monito per non dimenticare.

5 - Si…può…fare! (Ass. Conlemani)
“Si può fare” è la famosa frase pronunciata dall’attore Gene Wilder nei panni dello scienziato nel film Frankenstein Junior – capolavoro comico di Mel Brooks – quando decide di riportare in vita la “mostruosa” creatura.
Contestualizzandola nel periodo storico in cui è uscito il film, più di trent’anni fa, la frase risuona come l’esaltazione della scienza nell’attuare l’improbabile e assurdo esperimento di generare la vita, compito prioritario ed esclusivo della natura. Se questo compito, inoltre, è affidato all’elettricità generata dai fulmini e a qualche portentoso macchinario di laboratorio, non possiamo che sorridere di fronte alla “semplicità” del passato.
Alla disarmante utopia di ieri, si contrappongono oggi gli esperimenti genetici con la manipolazione del DNA attraverso i quali, oltre la delicata questione etica e morale, il rischio di generare mostri è latente. La frase “Si può fare”, allora, si carica d’inquietanti responsabilità e avvalla il sogno di onnipotenza che ancora persiste nell’uomo.
Di fronte a questo scenario, attraverso il carro allegorico si vuol celebrare il lato comico della questione e rendere omaggio al grande film, dal quale l’opera trae ispirazione, nel ricordo dell’attore Gene Wilder, recentemente scomparso. Perché almeno questo…si può fare.

6 - Chi ha tempo…non aspetti tempo (Ass. Falsabuco)
Il viaggio nel tempo.
Il viaggio tra epoche differenti è possibile grazie a una macchina del tempo, un ingegnoso veicolo in grado di traghettare lo scienziato pazzo oltre i limiti fisici e temporali. Lo scienziato attraversa un passato “mostruosamente brutto”, rappresentato da una coltre scura di nubi, generate da ciminiere inquinanti che rendono l’aria nociva e irrespirabile. Il vero mostro del passato è, quindi, quello chimico delle emissioni, che distrugge l’ambiente e rompe l’equilibrio dell’ecosistema terrestre. A rendere tenebroso e inquietante il passato c’è anche la desertificazione, il disboscamento e l’estrazione del petrolio tramite pozzi petroliferi.
Un grande orologio, con i vorticosi movimenti delle sue lancette, enfatizzati da due enormi ingranaggi, segna il veloce e inesorabile scorrere del tempo. Il tempo è governato dallo scienziato che supera il passato e si dirige finalmente verso il presente, rappresentato da un sole ridente, primo segno di speranza e recupero di valori positivi. Le poche nuvole che circondano il sole, residui di negative esperienze passate, non riescono a vincere la sua luminosità e ad annullare la positività espressa.
Il passaggio dal presente al futuro è mediato da un articolo di giornale, critico nei confronti degli errori del passato in ambito ecologico e fiducioso rispetto alla possibilità di rimediare. Il futuro è il “mostruosamente bello” raffigurato da cinque bambini, rappresentanti i cinque continenti, uniti nel sostenere e valorizzare le risorse del nostro pianeta. Bambini che simboleggiano le speranze del futuro e il sogno di un mondo governato da valori positivi e dal rispetto nei confronti della Terra.

7 - Mostruosa…Mente Umana (Ass. Arcas Franco Giotta)
La mente umana può generare mostri?
Sì, capace di utili e geniali scoperte, di ampie visioni artistiche, ma persa nel labirinto meccanico dell’evoluzione. In questo meccanismo, innovazioni e invenzioni si ritorcono contro, imprigionandola in un percorso enigmatico di possibili o improbabili uscite. Efferati omicidi, terrorismo, uxoricidio, ingordigia, sete di potere. Sono tutte espressioni della follia che la mente umana può partorire nella sua forma degenerata e bestiale. Una mente entrata in un labirinto nel quale non riesce a ritrovare la ragione. Siamo l’ennesima preda del Minotauro?
La mitologia greca descrive il Minotauro come un mostruoso essere, metà uomo e metà toro, confinato in un labirinto dal re Minosse. Questi gli porge periodicamente un sacrificio di vite umane, per saziarne la fame, fino a quando Teseo, eroe impavido, si offre di entrare nella tana del mostro e sconfiggerlo. Nella sua lotta epica contro la brutalità e l’efferatezza, Teseo può sopravvivere solo grazie al gomitolo donatogli dalla principessa Arianna, il cui filo indicherà il percorso per uscire dal labirinto. Il filo assume nel carro allegorico le fattezze di un volto, a simboleggiare come l’uomo può trovare la via d’uscita dal suo labirinto – emblema di una particolare condizione fisica ed esistenziale – solo dentro di sé, ignorando e vincendo i richiami delle scimmie maligne, simbolo delle ossessioni della mente.
La mente umana è un mostro d’intelligenza, in grado di gestire oltre l’immaginabile quanto ci è stato consegnato, ma anche il solo arbitro del suo stesso arteficio. Una vittoria, questa, psichica ma anche reale, tangibile: se l’uomo può dominare i mostri della psiche allora può sconfiggere quelli che la mente genera nella vita reale; la vita nella quale siamo tutti vittime di un sistema spersonalizzante e brutale, un labirinto meccanico dal quale possiamo uscire solo seguendo il nostro filo d’Arianna costituito dall’amore, dal buonsenso e dalla razionalità.

Oltre al tema principale, non si può non sentire l'atmosfera carnevalesca tutt'intorno. Quell'atmosfera che sta sempre più scomparendo nelle nuove generazioni...i bambini vestiti a maschera, scherzi, sorrisi, dolci tipici. Semplicemente UNICA!

Quest'anno avevo intenzione di essere presente a 3 delle 4 sfilate, ma il caso ha voluto che una è stata annullata per maltempo, quindi ho avuto il piacere di assistere alla 2^ sfilata domenicale e la classica in notturna del martedì grasso, dove la miss Deborah mi ha fatto compagnia stra spray colorato, coriandoli e coroncine luminose.

La sfilata domenicale è cominciata alle 15:30, tempo ottimo...sole con qualche nuvola, ma giornata veramente gradevole. Entrando dall'ingresso accrediti mi ritrovo subito i carri posizionati nell'esatto ordine di sfilata, e non posso esimermi nel farmi un selfie in uno dei grandi specchi situati sul carro "Selfie della gleba".
Quando cominciano a chiudere il corso, lo percorro in cerca della posizione migliore per fotografare i carri. Altro che passerella delle sfilate, qui avevo tutto un corso completamente vuoto con migliaia di persone dietro le transenne a fissarmi...manco fossi chissà chi e chissà quale bellezza.
La manifestazione dura poco più di 2 ore, impeccabile, superba, ancora meglio di quella dell'anno precedente.

La sfilata del martedì grasso invece è fissata alle 19...e stavolta sono in ritardo...fortunatamente è incominciata più tardi quindi abbiamo avuto tutto il tempo di posizionarci sul percorso, quasi davanti alle telecamere delle emittenti locali più famose che trasmettevano in diretta la sfilata.
Stavolta con me c'era Deborah, che tutta contenta di essere l'assistente del fotografo, non perde tempo nell'andarsi a prendere qualche aggeggio per essere in tema carnevalesco...e cosa poteva prendere se non una coroncina di plastica rosa che si illumina? "No Maria, io esco". In più una bomboletta di schiuma verde che sulla felpa 79th non ha presa...tiè!
L'atmosfera notturna è ancora più bella, più festosa, più allegria, più sorrisi...più tutto, unica pecca sono le luci, che non rendono al massimo i bellissimi colori dei carri e dei costumi.
Al termine della sfilata, dove Deborah si è più volte innamorata di piccoli e pacioccosi bambini vestiti a maschera, mentre il sottoscritto non poteva girare un attimo la testa per osservare le sinuose curve di qualche bellezza nostrana che si sentiva arrivare sulla scatola cranica un ceffone, si è svolta la premiazione dei carri. Di seguito la classifica finale dei primi 3 posti:
1. Selfie della gleba
2. Si...può...fare
3. Istinto animale

Non sono per nulla d'accordo sulla classifica. Per me il terzo classificato doveva essere il primo per il tema duro e pesante, affrontato e riprodotto in un carro colorato, rendendo lo stesso tema più leggero. Invece il selfie, la moda dei nostri giorni, vince su tutto. Però capisco che il tema era quello dei mostri e i social network stanno diventando dei mostri duri da combattere per chi non li sa utilizzare nella maniera corretta.

Pensare che non volevo esserci a quest'edizione, avendola seguita lo scorso anno, ma venivo da un periodo non propriamente facile e sereno...e il contesto del carnevale di Putignano mi ha fatto rinascere totalmente.

Anche questa è andata...anche questo Carnevale è passato...ciò che mi resta non sono solo i pass come photo partner ufficiale, ma l'esperienza vissuta...il modo di mettere da parte pensieri e problemi e divertirsi, ridere in un'atmosfera unica...il Carnevale di Putignano mi ha insegnato una cosa: mostri e problemi della vita quotidiana li possiamo combattere con ciò che più ci contraddistingue: il sorriso!