Due giorni alla scoperta della Gallipoli invernale

Non è propriamente periodo per visitare una delle località turistiche più in voga in estate, ma Gallipoli non è solo spiagge bianche e mare cristallino.

Gallipoli è una tra le città portuali principali della penisola salentina, fondata dagli abitanti della vicina Alezio come punto marittimo e dove risiedevano i pescatori della zona. Con l'aumentare del numero degli abitanti anche la città si è adeguata espandendosi a vista d'occhio e fortificandosi per resistere agli assedi. Infatti la città vecchia è posta su un'isola a pochi metri dalla terra ferma collegata ad essa tramite un ponte.

La nostra gita però comincia dal lungomare sud di Gallipoli, esattamente nella zona di Baia Verde, rinnomata sia per le spiagge che per i numerosi locali/lidi che d'estate animano la movida gallipolina. Ciò che si presenta invece è un posto abbandonato a se stesso. Arrivo verso le 12 e le strade interne dove sorgono ville residenziali ed alberghi sono piene di fossi e buche pieni di acqua in quanto il tempo non era molto clemente. Percorrendo il lungomare Galilei direzione Gallipoli, notiamo il mare agitato e a tratti nero, sulla spiaggia residui e detriti di qualsiasi genere (si vede che siamo in inverno). La strada è molto stretta e se si aggiungono anche i parcheggi a pagamento sul lato esterno, diventa a senso unico alternato.

Arrivando in città, purtroppo non ci è stato possibile vederla nella sua completezza in quanto la pioggia non dava segni di tregua. Ma ci siamo fermati in un ristorante accanto alla Torre San Giovanni la Pedata a mangiare pesce e devo dire che non è stato per niente male. Gli gnocchi con gamberetti e salsa al cognac mi ha lasciato piacevolmente sazio.

Ha smesso di piovere verso le 18 e finalmente sono riuscito farmi una passeggiata serale per le vie di Gallipoli. Ho parcheggiato l'auto nella strada accanto alla Parrocchia del Sacro Cuore ubicata sul corso principale, Corso Roma. Percorrendo il corso sino alla fine non si può non notare il Bellavista Residence, il palazzo più alto della città e visibile da km di distanza, posto ideale per chi vuole godere di una vista mozzafiato sulla città vecchia.

Proprio di fronte a questo edificio cominciamo a vedere la parte storica della città. In Piazza Aldo Moro è ben visibile la Fontana Greca, alta 5 metri e si pensa sia la fontana più antica d'Italia poiché risalente al III secolo a.C. Dietro la fontana è stato eretto, su un edificio sacro già esistente, il Santuario si Santa Maria del Canneto che affaccia direttamente sulle acque del porto.

Attraversando il ponte che conduce alla città vecchia si nota il Monumento al Riccio, scultura eseguita nel 2001 e posta nel 2007 sugli scogli affioranti davanti al castello. La scultura è stata molto criticata dalla cittadinanza e ribattezzata in maniera "simpatica" Rizzara, cioè frutto senza le uova, quindi uno scarto.

Superato il ponte, la costruzione del Castello aragonese, o angioino, è ben visibile. Di pianta poligonale è costituito da torri cilindriche. La particolarità che venne aggiunta successivamente è il Rivellino, cioè quella torre staccata dal corpo principale del castello che serviva per difendere la città dagli attacchi, infatti su di esso è possibile ancora vedere cannoni e catapulte. Essendo staccato, per potervi accedere bisogna oltrepassare un ponte levatoio di legno che persiste ancora.

Incuneandoci tra i vicoli della città vecchia arriviamo davanti alla Basilica Concattedrale di Sant'Agata, posta al centro dell'isola nel punto più alto, evidentemente già un luogo sacro sin dall'antichità. La basilica è una delle più importanti espressioni barocche che si trovano in Salento costruita nel XVII secolo. Alla sua sinistra venne edificato, in data successiva, il campanile. Caratteristica principale di quest'ultima costruzione è la meridiana posizionata tra le campane in cima e l'orologio analogico.

Putroppo poco dopo ha ripreso a piovere e la nostra gita di sabato è dovuta terminare, sperando che il giorno dopo il sole avesse fatto capolino per poter ammirare Gallipoli sotto un altra luce.

Il mattino dopo, nonostante il vento forte, la giornata si prospetta bella, cielo azzurro e qualche nuvola. Tempo ideale per andare a fare delle foto sulla riva ed osservare i kitesurfisti divertirsi tra le onde del Mar Ionio, peccato però che tutto il lungomare è stato chiuso al traffico per via di una maratona. Tutto è tornato normale verso le 12, tutto tranne il tempo in quanto si è nuovamente annuvolato.

Ma la mia passeggiata alla scoperta di Gallipoli non si sarebbe fermata. Appena sorpassato lo stadio, si trova una delle tante torri sparse nel territorio: Torre San Giovanni la Pedata. Edificata nel XVI secolo a scopo difensivo contro le invasioni dei Saraceni, oggi è sede di una stazione di biologia marina. Affamato, ritorno nello stesso ristorante del giorno prima e questa volta mi propongono un salmone in salsa di pistacchi, davvero buono. Unico difetto è stato che il pesce non voleva prorpio andarsene dal mio stomaco, lo sentivo sguazzare tra i succhi gastrici sino a sera: pesantuccio direi. La passeggiata continua per tutto il lungomare Galilei, strutturato ad un certo punto come una vera e propria nave, una ricostruzione perfetta della prua dove sorge anche una statua dedicata, quasi sicuramente, alla maggior fonte di guadagno enogastronomico della zona: la pesca.

Un ultimo giro in macchina intorno alla città vecchia e vengo rapito dai colori di 2 arcobaleni davanti a nuvoloni neri che non promettevano niente di buono. Speravo fosse di buon segno per il viaggio di ritorno. Infatti è stato così.

Di certo l'inverno non è esattamente la stagione migliore per visitare la Perla del Salento, e neanche il tempo mi ha aiutato. Sicuramente tornerò quando questa città si trasformerà nella frenetica corsa all'ultimo ombrellone o pezzo di spiaggia libera per poter godere delle sue acque cristalline.