Porta d'ingresso della regione siciliana

Messina, porta d'ingresso principale per la regione Sicilia, città importante ma con mille cicatrici.

Distrutta e ricostruita, invasa e saccheggiata, caduta e riconquistata. La porta della Sicilia ha avuto nel tempo tante dominazioni, dai bizantini agli arabi, dai normanni ai borboni. Unita all'Italia nel 1860 con la spedizione di Garibaldi, ha subito nell'arco della sua storia numerosi terremoti, tra i quali ricordiamo quello del 1783 e quello del 1908, il più grande e il più distruttivo anche per via della violenza del successivo maremoto che ha sconvolto tutta la costa messinese sino ad arrivare quasi a Catania. Oggi è una grande città, con uno dei porti naturali più grandi d'Italia.

Il racconto di questa città parte da quando ho messo la prima ruota della mia auto sul suolo siciliano, ci sono solo passato per poter raggiungere l'autostrada A18 direzione Catania, ma in quel poco che ho visto si nota molto bene che è una città strutturata verticalmente lungo la costa, anche per via dei monti che la sovrastano. L'ho trovata abbastanza caotica e mal organizzata, stradalmente parlando. Anche se una volta scesi dal traghetto, le vie per raggiungere il casello di Boccette sono molto larghe, e quindi si può entrare in autostrada senza attraversare mezza città.

Per 2 giorni ho visitato le zone a sud della provincia, ma sapevo che ci sarei tornato. E qui avrei incontrato una cara amica, diventata greeter successivamente: Letizia. Un'amicizia quasi decennale e ora era arrivato il momento di poter visitare la sua città.

Arrivato a Messina il pomeriggio, l'incontro con la greeter ha avuto qualche intoppo per via di incomprensioni da parte mia, anche perché non conosco bene la zona. Dopo non ho dovuto neanche girare tanto per trovare posto, sempre indicatomi da lei. Fatti i saluti convenevoli ci accingiamo a scendere la Scalinata San Gregorio direzione centro. Neanche 100 metri e mi ritrovo in Piazza Duomo, non me lo sarei mai aspettato di trovar posto (non a pagamento) così vicino al centro cittadino ed al suo monumento simbolo. Se venivo a Messina da solo, probabilmente avrei parcheggiato a chilometri di distanza o ad un vicino garage. Ma tornando in piazza Duomo, la nostra greeter, laureata in beni culturali in questa città, comincia a spiegarmi la storia della chiesa.
Dedicata a Santa Maria assunta, fu costruita in epoca bizantina. Profanata dagli arabi e riconsacrata nel 1200 sotto il dominio normanno. La chiesa è stata più volte nel tempo ricostruita a causa di vari disastri avvenuti nella città, ultimo il terremoto del 1908 che la distrusse quasi totalmente, rimasero intatte solo l'abside e la parte più vicina alle fondamenta. La ricostruzione avvenuta negli anni successivi, l'ha riportata all'aspetto originale, però la differenza tra la parte nuova e quella vecchia è notevole, si denota dalla differenza della muratura. Anche i bombardamenti della seconda guerra mondiale ne hanno distrutto alcune sue parti interne. L'interno è pieno di mosaici e statue, ma la particolarità è di possedere il secondo organo a canne più grande d'Italia (secondo solo a quello del Duomo di Milano) e terzo in Europa. Il suo campanile è alto 90 metri e contiene il più grande e complesso orologio astronomico del mondo. Ogni giorno a mezzogiorno tutte le statue si muovevano a tempo dell'Ave Maria di Schubert, ora però tale meraviglia meccanica non funziona più, in quanto non c'è nessuno in grado di poterlo aggiustare, davvero un peccato per un monumento da record mondiale. Magari chissà, un giorno tornerà a suonare per la gioia dei suoi cittadini.

Allontanandoci da Piazza Duomo, il greeter ci porta a vedere un'altra chiesa nelle vicinanze: la chiesa della Santissima Annunziata dei Catalani. La particolarità di questa chiesa è quella che si trova a 3 metri sotto il manto stradale, questo a causa dei continui terremoti e alle innumerevoli ricostruzioni della città. Però è l'unica chiesa ad essere rimasta intatta nel tempo nonostate tutti questi disastri.

Da qui imbocchiamo Via Garibaldi direzione Nord, passiamo i giardini di Piazza Unione Europea da dove si può ammirare il palazzo del Municipio, sin quando ci fermiamo in Piazza Orlando. Qui si erge il teatro cittadinio: Teatro Vittorio Emanuele. Costruito a metà del 1800 sotto il dominio Borbone, il teatro venne intotolato a Sant'Elisabetta, e con l'arrivo di Garibaldi e la successiva unità d'Italia, cambio nome nell'attuale. All'esterno si possono vedere molte decorazioni e bassorilievi, fortunatamente rimasti intatti dopo l'ultimo terremoto. Una curiosità è quella che la sera prima venne rappresentata l'Aida di Giuseppe Verdi, e solamente nel 1985 è tornato funzionale. Dal grande spiazzo antistante si può notare in lontananza la statua della Madonna della Lettera, posta alla punta della zona falcata, chiamata così perché a forma di falce dove è ubicato il porto di Messina.

Il nostro percorso ora fa dietro front, percorriamo tutta Via Garibaldi sino ad arrivare a Piazza Cairoli, una piazza molto moderna attraversata dalle rotaie del tram, e da dove inizia il viale più centrale della città, pieno di negozi e locali, a tratti anche pedonale: Viale San Martino. Qui è il cuore della città, non l'abbiamo percorso tutto in quanto ho preferito passare un po' di tempo con la mia amica nonché greeter parlando di svariati argomenti personali, ma posso dire che alla fine di Viale San Martino si trova la villa comunale: Villa Dante.

La gita per le vie di Messina termina intorno alle 21. La greeter mi riaccompagna all'auto e nel dispiacere generale, ci si deve lasciare. Conclusioni sulla greeter? Competenza, serietà e solarità. Non c'è altro da dover dire.

Il giorno dopo purtroppo è stato quello dell "Arrivederci Sicilia", ho fatto il percorso inverso a quanto fatto il primo giorno. Nessun intoppo e nessun rallentamento.

So già da oggi che Messina la rivedrò altre volte, perché per poter visitare tutta la Sicilia, sempre da qui dovrò passare. Una città che continua a vivere, nonostante la natura e l'uomo hanno fatto di tutto per farla cadere.